ATOMICA BIONDA di David Leitch (2017)

Agente speciale MI6, esperta nell’uso di armi da fuoco, nel corpo a corpo e nel doppio (triplo?) gioco, Lorraine Broughton è inviata nella Berlino classe 1989 a pochi giorni dalla caduta del Muro. Qui dovrà dare la caccia ad un agente traditore e ad una Lista di agenti sotto copertura che, in mani sbagliate, potrebbe prolungare la Guerra Fredda di altri 40 anni.

Ex coordinatore di stunt-men (insieme a Chad Stahelski con cui ha co-diretto John Wick) e futuro regista di Deadpool 2, David Leitch regala agli spettatori uno dei migliori film d’azione degli ultimi 10 anni, anni in cui il paradigma dell’action, completamente ridefinito da The Raid (1 & 2), viene fondato su due concetti fondamentali: 0 controfigure e 100% di attenzione all’aspetto visivo. Gli action post-The Raid possono tranquillamente sacrificare trame esageratamente dettagliate, dialoghi interminabili e spiegoni inutilmente retorici per concentrarsi sull’iper-realismo delle coreografie di combattimento e sulla bellezza e coolness di scenografie, colonna sonora e altri comparti tecnico-visivi. E’ un lavoro di sottrazione che, se ben orchestrato, funziona sul grande schermo più di qualunque effetto speciale. Leitch ha compreso il paradigma e, dopo la grande prova di John Wick, lo ripropone migliorato e amplificato al servizio della bravura e del corpo della Theron, star indiscussa del film.

Per la terza volta eroina d’azione (dopo il mediocre Aeon Flux e il capolavoro di Mad Max: Fury Road), Charlize Theron torna a menare come (forse più) di un uomo. Sguardo magnetico, corpo algido e sensuale, bellezza indescrivibile. Non si parla solo di bravura recitativa e indiscutibile presenza scenica: la Theron dona il suo corpo al film, e ogni scena d’azione (fortuna che sono molte) trasmette l’enorme dedizione dell’attrice nella preparazione fisica. Si è allenata con Keanu Reeves, ha riportato seri danni ai denti, ha affermato di aver ferito i colleghi durante i combattimenti: Charlize Theron è Lorraine Broughton.

La donna di Atomica Bionda è tremendamente manipolatrice, diffidente, elegante, magnetica, sensibile. Circondata da uomini che non le sono da meno, si muove in una realtà che si sgretola intorno a lei giorno dopo giorno, in un “nido di vespe” pronte a farla fuori. Non si parla mai di superiorità di un sesso rispetto ad un altro. La cornice storica sottolinea come sia uomini che donne compiano i medesimi errori, cedano alla loro umanità, siano tanto buoni quanto crudeli. Una dimensione decisamente non sessista che finalmente sovverte le regole della spy-story canonica (si veda il bollente saffismo tra Lorraine e l’agente francese Delphine, con tanto di nudo esplicito).

Interni alla Refn, citazioni filmiche a non finire (da antologia il combattimento con Stalker di Tarkovskij in back ground), piani sequenza (il combattimento sulle scale che diventa inseguimento d’auto è il punto più alto del film), colonna sonora da urlo, un McAvoy a metà tra Trainspotting e Fight Club e una Sofia Boutella come saffica Broughton-Girl.

E ovviamente lei, una Theron che buca lo schermo in ogni inquadratura.

Se mettessero James Bond, Jason Bourne, Ethan Hunt, John McClane e John Wick in un’arena di combattimento con Lorraine Broughton, sarebbe lei l’unico uomo sul quale punterei ogni mio singolo centesimo.

Atomica nel vero senso del termine.

Voto 8+/10

Di Gianluca Rinaldi

 

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2 thoughts on “ATOMICA BIONDA di David Leitch (2017)

  1. Magnifica recensione, non smetti mai di stupirmi Gianluca e soprattutto non mi deludi mai… quando parli di pellicole non ovvie e poco chiacchierate, le tue osservazioni, anche se sempre pertinenti, hanno gioco più facile, proprio perché voci soliste, con il palco tutto per loro, ma quando, come in questo caso, recensisci una delle poche novità degne di nota di questa stagione, su cui in tanti hanno già scritto, beh, allora il divario tra i parolai ed un vero appassionato di cinema quale sei tu diventa evidentissimo!
    Dico questo, perché non ho trovato le trite disamine sulla voglia anni 80, sulla tipologia di action che molti pensano di aver riconosciuto in questo film, no, tu sei entrato subito nello specifico filmico, cogliendo la lezione di action giocato in sottrazione non di azione ma di verbosità, di uno script che ama il grande cinema del passato e che (non banalmente) usa la Theron come era precedentemente stato usato Reeves, come maschera scenica…
    Ogni volta inizio a leggere e vengo subito rapito…

  2. Grazie, le tue parole sono sempre ben accette. Tra l’altro hai colto l’obiettivo del mio pezzo: ho letto tante recensioni su AB e tutte mettevano in luce aspetti superficiali. Il mondo dell’action al cinema è cambiato, e AB ne è un chiaro esempio. Ci tenevo a sottolineare la cosa 🙂

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