ANTEPRIMA ASSOLUTA – COLOSSAL di Nacho Vigalondo (2017)

Anne Hathaway è in crisi esistenziale.

Un gigantesco e bizzarro rettile mette a ferro e fuoco Seoul.

Pluripremiato autore del piccolo grande “Timecrimes”, Vigalondo qui fa l’impossibile: prendere una trama estremamente assurda e, nel giro di poco meno di due ore, riuscire a convincerci che ci sia un senso in quello che abbiamo visto. Ebbene si, “Colossal” è il film più sensatamente insensato degli ultimi, non so, 30 anni? Di certo è dannatamente originale. In un’epoca tronfia di sequel, reboot e spin-off dovremmo accogliere pellicole del genere con il tappeto rosso (si veda quel capolavoro di “Swiss Army Man”), invece gran parte dell’arte finisce nel limbo dell’inedito. Ed è un gran peccato, la colpa è tanto delle distribuzioni codarde quanto di un piccolo pigro e ormai poco esigente (giustamente?).

Ma torniamo a “Colossal”. Paradossalmente, il vero punto di forza del film è proprio la sua dimensione tutt’altro che colossale. Sarebbe stato facile per Vigalondo, ammorbarci con l’ennesimo Godzilla (l’ultimo uscito è stato tremendo), oppure con un’altra favola in cui la Hathaway piagnucola per qualche motivo inutile. Vigalondo dice no al cliché prendendo il monster-movie e la Hathaway-dramedy fusi insieme in una maniera talmente delirante che, scommetto lo stipendio di Michael Bay per il nuovo TF5, il 99% del pubblico griderà al flop. Mi appello a quel piccolo 1% che ancora crede nelle potenzialità del cinema indipendente e coraggioso: vedete questo film, anche solo per la sua esistenza.

“Colossal” viaggia continuamente dal micro al macro, ma è pienamente consapevole che il primo sia condizione necessaria e sufficiente per il secondo. Le scene colossali sono poche, ma efficaci. Ciò che conta è la dimensione umana, ogni essere umano porta sulle proprie spalle la responsabilità del mondo intero e ciò comporta sacrificio, impegno. C’è chi lotta, chi reagisce, cresce e migliora, chi invece sta fermo a guardare, c’è chi si abbandona all’odio verso sé stesso (e verso gli altri), il vero mostro.

I personaggi sono così ben approfonditi che è impossibile non essere coinvolti nella storia, ovviamente il merito è tanto dello script (dello stesso Vigalondo) quanto e soprattutto del cast. La Hathaway, anche produttrice, è in stato di grazia. Semplicemente perfetta in un ruolo che è la summa di almeno 3/4 della sua carriera. Non le è da meno Jason Sudekis.

Per approcciarsi alla visione è necessaria una lieve (ma non troppo) suspension of disbelief. Ne vale la pena. Ad un autore che riesce a tirare fuori un senso da una storia in cui Anne Hathaway dal parco per bambini dietro casa controlla una lucertola enorme che devasta Seoul, possiamo concedere tutto. Anche qualche presa sul serio qui e là.

Davvero, ne vale la pena.

Voto 8/10

Di Gianluca Rinaldi

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...