JOHN WICK – CAPITOLO 2 di Chad Stahelski (2017)

John Wick è decisamente pessimo nel ritirarsi.

Ex-ex-membro di una confraternita segreta di assassini e sicari, spronato a riprendere la vita che aveva abbandonato dopo esser stato derubato di cane e macchina (scatenando, per vendetta, una carneficina degna di nota) Mr. Wick è nuovamente richiamato all’azione da un vecchio patto di sangue stretto in passato con il temibile Santino D’Antonio. Ovviamente le cose non andranno per il verso giusto, e Mr. Wick si ritroverà alle calcagna dozzine sicari tra Roma e New York.

Raddoppiato il body-count rispetto al primo capitolo (qui supera abbondantemente le 100 vittime, non una che passi a miglior vita senza aver ricevuto una pallottola esattamente in mezzo alla fronte), il sequel del piccolo grande action che ha riportato Reeves in auge è un raro esempio di secondo capitolo che funziona anche meglio del primo.

John Wick sta a The Raid come John Wick 2 sta a The Raid-Berandal. La proporzione verrà colta da pochi ma è perfetta. Se Berandal rimarrà sempre e comunque il capolavoro indiscusso dell’action moderno, John Wick 2 in buona parte riesce a non sfigurare affatto al confronto. Come? Con due ore zeppe di combattimenti lunghi e violenti (Reeves continua a fare ognuno dei suoi stunt, e si vede), sparatorie nei luoghi più improbabili, personaggi ben riusciti e un maggiore approfondimento dell’Underworld degli assassini, il vero elemento di novità della neo-saga. Basta citare la scena del “sommelier”, che al posto di servire vini pregiati, mostra pistole e fucili dall’apposito “Gun-Bar”, o l’esercito di centraliniste tatuate che emanano taglie e sentenze di morte a comando.

Menzione speciale alla sensuale Claudia Gerini (la sua scena è tra le migliori) e al mefistofelico Riccardo Scamarcio (quindi sa recitare? Chi l’avrebbe mai detto), senza contare l’ormai onnipresente Ruby Rose, con uno sguardo da gatta che buca lo schermo. Breve cameo di Franco Nero ma sopratutto del redivivo Laurence “Morpheus” Fishburne: rivederlo insieme a Reeves sul grande schermo fa un certo effetto. Per un breve istante sembra quasi di essere tornati su quel tetto, nel lontano 99, quando Morpheus insegnava a Neo come decostruire la realtà fittizia della Matrice. Fortuna per noi, nessuno dei due è poi così bravo a ritirarsi.

Che altro dire? Reeves is cool. È forse l’eroe d’azione per eccellenza, l’unica vera icona dell’action moderno. Più invecchia più migliora. Compensa le evidenti mancanze recitative con una prestanza fisica invidiabile. E che lo vogliate o no, la sua parte sa farla, meravigliosamente.

Visivamente spettacolare il combattimento finale nella sala degli specchi, perfetto esempio di come rendere l’azione creativa e mai monotona. Epilogo squisitamente sospeso, che lascia lo spettatore in fervida attesa di un terzo capitolo mostrandoci per la prima volta la debolezza dell’eroe: John Wick può provare paura. E con ciò che è in serbo per lui, non possiamo biasimarlo.

Voto 7.5/10

di Gianluca Rinaldi

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