ROOM di Lenny Abrahamson (2015)

Il piccolo Jack ha da poco compiuto 5 anni. 5 anni vissuti insieme alla giovane madre che lo adora più di ogni altra cosa al mondo. 5 anni trascorsi senza conoscere altra realtà se non quella della sudicia stanza in cui il piccolo Jack e sua madre sono tenuti prigionieri dall’uomo che rapì 7 anni prima la giovane ragazza. Ogni giorno, Ma ricorda a Jack che la Stanza è la realtà, e tutto ciò che non si trova all’interno di essa è inventato, come i programmi che i due vedono nel piccolo televisore che possiedono. Ogni notte, Ma rinchiude Jack nell’armadio per impedire al figlio di assistere ai ripetuti stupri del suo rapitore, che puntualmente la visita al calar del sole.

Poi un giorno, i due riescono a fuggire.

Non sorprende che un film così lineare nella trama (tratto da un romanzo apprezzatissimo da critica e pubblico e a sua volta ispirato ad inquietanti fatti di cronaca nera) ma ricco nei contenuti morali e metaforici, sia stato affidato ad Abrahamson: chi non avesse visto quella perla di “Frank” è cordialmente obbligata a farlo. Ma la maestria del regista non risiede tanto nella tecnica, seppur convenzionalmente ottima, quanto nella strepitosa direzione degli attori. Il rapporto tra Jack e Ma, molto più complesso del semplice amore filiale, è trasportato sullo schermo dalle interpretazioni di Brie Larson e del piccolo Jacob Trembley, entrambi davvero sorprendenti, vivi, spontanei. Una chimica perfetta, commovente, che non tarderà a farsi notare dai giudici dell’Academy.

Se la prima parte del film è più orientata sul thriller claustrofobico, e di certo è la più interessante sul piano visivo, nella seconda governano le interazioni psicologiche dei protagonisti. Ma fatica a riprendersi dai traumi subiti a tal punto che arriva quasi a rifiutare la libertà ottenuta, mentre Jack fa la scoperta più grande e stupefacente di tutte: il mondo esterno. Per entrambi sarà un cammino difficile, nato nel dolore e nella sofferenza, che li condurrà verso una luce nuova, una vita nuova, fuori da quella Stanza che altri non è se non la metafora di uno stato mentale, tiepida rimembranza della Caverna Platonica.

Per il pubblico sarà difficile dimenticare lo sguardo del piccolo Jack. Il poetico, ingenuo stupore con cui osserva il mondo è contagioso.

Vedere per credere.

Voto 8/10

di Gianluca Rinaldi

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9 thoughts on “ROOM di Lenny Abrahamson (2015)

  1. Ciao, non ho letto la recensione perché ancora non l’ho visto, a questo proposito volevo chiederti se puoi darmi qualche consiglio su come/dove poterlo recuperare…grazie ( :

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