HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE 2 di Francis Lawrence (2015)

Ora che la saga è (finalmente) giunta a conclusione, è arrivato il momento di, come si suol dire, “tirare le somme”. Chiedo scusa in anticipo per eventuali cali di obiettività, ma non vedevo l’ora di esprimere finalmente un giudizio personale su questo “fenomeno” che gran parte del mondo elogia.

Non mi piace Hunger Games. Affatto. E sentire che le persone lo adorano chissà perché non migliora le cose. Non è che sia un brutto film o una brutta saga, per carità, ma non va mai (e ripeto MAI, e sottolineo M-A-I) oltre la mera operazione commerciale di trasposizione di un romanzo young-adult, che almeno da quanto mi dicono in regia è anche scritto abbastanza bene. Trasposizione normalissima, senza infamia senza lode. Ma basta idolatrarla. Se ne sta accorgendo anche l’America: dopo quel terzo capitolo inutile in cui succede poco e niente l’audience è calata assai, gli incassi previsti per il primo weekend di questo finale rasentano i 100 milioni (comunque molto ma è il più inferiore della saga e soprattutto mai era successo prima che la seconda parte del capitolo conclusivo di una saga incassasse meno della prima, neanche in quell’estratto del disgusto che è “Twilight”). Voglio dire, sarà anche (molto?) interessante sul piano politico-sociale, ma se cercate un bel film di fantapolitica che sia pure di intrattenimento buttatevi su “V per Vendetta” o “Snowpiercer” (“I Figli degli Uomini” di Cuarón è già più d’autore magari). Dovessi essere sincero, escludendo il paragone Jennifer Lawrence- Shaileene Woodley, io neanche riesco a vedere tutta questa grande differenza qualitativa al livello di resa cinematografica con la saga di “Divergent”. È tutto un gioco di soldi e incassi, vince chi prende di più non chi fa il film più bello.

I grandi difetti della saga, che non mancano in questo finale, per me sono essenzialmente due: la mancanza di un’anima è il primo. In genere mi immergo sempre in un film, riuscirei a trovare una voce, uno spirito anche nelle pellicole più improbabili (come per esempio l’inedito “American Ultra” con Jesse Eisenberg e Kristen Stewart che non recensisco ma colgo l’occasione per consigliarlo vivamente, guardatelo). Quando guardo Hunger Games non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione del montaggio fatto alla “finiamolo in tempo per l’uscita programmata”, una sequela di immagini e situazioni collegate tra di loro senza una coesione di fondo, appiccicate con superficialità. I primi Harry Potter, la trilogia dell’Anello…decisamente tutta un’altra storia.

Il secondo difetto è Peeta. Se vi piace il personaggio avete dei problemi serissimi. Se nei primi due era un’odiosa zavorra e nel terzo fa lo psicopatico, qui è un’odiosa zavorra psicopatica e bipolare che alterna attimi di “uccidiamo Katniss” ad attimi di frasoni filosofeggianti sul senso della vita (molto fuori luogo) per poi tornare a “uccidiamo Katniss”. Tutto questo andrebbe anche per il film (la colpa sarà della Collins), il problema è che Josh Hutcherson è un cane a recitare, recito meglio io addormentato sul treno. Senza di lui la saga avrebbe raggiunto livelli più alti. Non scherzo.

Detto questo, c’è da essere obiettivi: un paio di sequenze spettacolari ci sono, il combattimento contro gli ibridi (che essenzialmente è la bella copia del babbuini-OGM-fight del secondo capitolo, con qualche richiamo a “Aliens” e “Blade 2”), è ben fatto, Jennifer Lawrence e Julianne Moore sono delle grandi attrici e qui non deludono. Anche i dialoghi (apparte quando il beffardo Peeta è in circolazione) non sono affatto male. Stavo anche per elogiare il finale, se non fosse per gli ultimi 2 minuti da casa nella prateria che ricordano talmente tanto “Il Segreto” che quasi aspettavamo tutti l’entrata in scena

di un qualche Rodrigo o Donna Francisca. Dai ragazzi, seriamente vogliamo costruire una nuova società in cui i cromosomi di Peeta siano sessualmente trasmissibili? Non sarebbe meglio sopprimerlo piuttosto che lasciargli in mano un bambino in un prato di fiori? Seriamente, potrebbe inciampare su uno stelo e schiacciare il piccolino con la sua grande mole da panettiere in carriera.

Che odio.

IN CONCLUSIONE: non è un film da bocciare, e per chi volente o nolente ha seguito la saga anche oltre il terzo capitolo (senza addormentarsi) è un must. Ma io personalmente sono felice che la saga sia finita. Troveranno altri modi per lucrarci sopra, ma per ora è finita.

Voto 6/10

di Gianluca Rinaldi

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6 thoughts on “HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE 2 di Francis Lawrence (2015)

  1. Nonostante condivida alcuni punti del tuo articolo, mi ritrovo un po in disaccordo con la valutazione 😀
    Per carità non idolatro la saga, non la innalzo a capolavoro moderno, non ho mai neanche letto i libri e il primo film non l’avrei neanche visto se non mi avessero portato al cinema “a forza”. Sarà perché proprio non mi aspettavo nulla ma i primi due film mi sono piaciuti molto.
    Gli ultimi due invece soffrono molto dello split commerciale subito [il primo è tutto chiacchiere e poca sostanza, il secondo è tutto un “bum, bum, bam, colpo di scena e ancora bum”…li avessero uniti ne sarebbe venuto fuori un film decente o quanto meno equilibrato] ma in generale credo che sia una saga, per tematiche ma anche per tecnica e interpretazione, superiore alle altre [restando sempre nel genere Twilight/Divergent] e non ha nulla da invidiare a quelle più amate tipo Harry Potter [quello si, mi è stato da sempre un po sulle balle…].

  2. film assolutamente PIATTI . x niente coinvolgenti . Non capisco come la gente impazzisca x ste cose . Lei poi si carina e bravina , ma santo iddio cerca di allenarti e presentarti in forma x film di questo tipo ! Invece no , sempre più grassa e atonica . Avanti così diventa obesa .

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