SPECIALE – BREVE RIFLESSIONE SUL FINALE DI “MARTYRS” di Pascal Laugier (2008)

***SPOILER ALERT***

“Etienne, saprebbe immaginare cosa c’è dopo la morte?”

“No, Mademoiselle, io…”

“Rimanga nel dubbio.”

Finisce con queste potenti parole uno dei migliori horror degli ultimi anni, anche se definirlo “horror” è un pochino pretenzioso. “Martyrs” inizia dove si era fermato “Alta Tensione” (quasi un prequel spirituale del film, diretto con grande maestria da Aja), ovvero nell’horror psicologico duro e puro, crudele e violento, tra disturbi di personalità, traumi che non riescono a dar pace alla mente ed efferate vendette catartiche.

Poi da metà film in poi la situazione cambia, e lo spettatore è trascinato nel profondo abisso del dolore e della perversione. E’ quì che molti hanno criticato “Martyrs” definendolo un mero esempio di “Torture Porn” (come i vari “Saw” o “Hostel” per esempio), mentre io lo definirei in maniera più appropriata come un dramma psicologico fondato sull’essenza del dolore. E se di dolore parliamo, non c’è altro da fare che mostrarlo nella maniera più esplicita possibile, colpendo lo spettatore con una brutalità tale da lasciarlo disturbato per ore, giorni magari, ma portandolo anche ad una profonda riflessione sulla vita e, sopratutto, sulla morte. Io credo che le intenzioni del regista e dello sceneggiatore non fossero quelle di confezionare l’ennesimo horror splatterone tanto per fare cassa, piuttosto di creare un opera originale che, partendo da clichè quali l’orfanatrofio infestato e l’home invasion, sia capace di trascendere il genere (seppur con grande violenza fisica e psicologica, mai grafica ma sempre funzionale) e raggiungere una profondità unica. Obiettivo riuscitissimo che trova il massimo compimento proprio nel dialogo finale prima accennato.

Se state leggendo quest’articolo probabilmente avete già visto il film, dunque direi di passare direttamente alla questione principale: il finale di “Martyrs” è perfetto, impeccabile. Ho tentato e ritentato di immaginare una chiusa differente (migliore o peggiore che sia), ma non ci sono riuscito. E’ impossibile. Lo sceneggiatore ha sicuramente meritato i numerosi premi vinti in decine di Festival in tutto il mondo.

Perchè il finale di “Martyrs” è così perfetto?

1) Se analizziamo la scena, possiamo osservare numerosi dettagli “minori” che aiutano a rendere il significato finale più aperto e misterioso possibile (spiegheremo poi perchè): la società che si occupa delle martirizzazioni è principalmente composta da anziani, dunque persone vicine alla morte e, in questo caso, ossessionate dallo scoprire cosa li attende “dopo”, nell’Altro Mondo. La stessa leader Mademoiselle, quando nella stanza si toglie trucco e parrucco, sembra dimostrare i sintomi fisici di una qualche malattia terminale (dunque l’atto del suicidio assume una notevole ambiguità). Quando Anna sussurra a Mademoiselle le inaudibili parole su cosa ci sia nell’altro mondo, il viso dell’anziana non sembra terrorizzato o felice, piuttosto sorpreso (ma non felice né deluso, quasi indifferente). Altro carattere ambiguo. La stessa estasi di Anna suggerisce che ci sia effettivamente qualcosa, ma non si capisce bene cosa (la luce in fondo al tunnel? Dio? il dolore l’ha resa silenziosamente folle e in preda ad allucinazioni?). Tutta la scena nella stanza di Mademoiselle avviene nella più completa freddezza possibile: la donna non lascia trasparire quasi nessun sentimento. E il livello di voluta ambiguità sale ancora. L’idea della sceneggiatore è geniale, poichè insegue la scelta di rinunciare ad inutili spiegoni filosofico-religiosi (sarebbero stati fuori luogo e pretenziosi, visto il clima dell’intero film) a favore in una costruzione ambigua che si, suggerisce una risposta all’eterno quesito “Cosa ci aspetta dopo la Morte?”, una risposta “precisa, che non lascia spazio ad interpretazione” (citando Mademoiselle), ma evita di caricarsi sulle spalle l’arduo compito di spiegarla. Lascia che sia il pubblico a fare congetture, come è giusto che sia visto che ognuno ha il suo credo e la sua fede (che sia in Dio o nel Nulla). Espediente eccellente per un raro caso di film che necessita assolutamente di rimanere “aperto”.

2) Il suicidio di Mademoiselle è un’altra scelta perfetta. Lei è stata la sola ad ascoltare la testimonianza di Anna. Lei è l’unica a sapere cosa c’è dopo la Morte. Che ci sia qualcosa (bello o brutto che sia) o nulla, i suoi “adepti” non lo scopriranno mai. Anni e anni di dolore e torture sprecate, mentre i “poveri” anziani si troveranno al punto di partenza, attendendo la Falce con ossessione e ansia. E’ la miglior vendetta che lo sceneggiatore potesse escogitare.

3) L’ultima frase è di una potenza unica. Mademoiselle esorta Etienne a “rimanere nel dubbio”. Cosa vuol dire? Probabilmente si rifersice alla cessazione degli atti di martirizzazione (come a dire “smettila di cercare una risposta torturando giovani donne, è inutile”) e anche se fosse solo questo avrebbe senso e neanche tanto banale. Ma Mademoiselle sottolinea il carattere dell’immaginare cosa ci sia dopo la Morte piuttosto che di cercarlo fisicamente. Su questo piano, il “rimanere nel dubbio” si configura come un’esortazione a vivere, poichè l’atto della Vita esclude necessariamente quello della Morte. E’ meglio non sapere cosa ci sia nell’Altro Mondo non perchè sia qualcosa di orribile, o gioioso, o inesistente, ma perchè non è pregorativa dell’uomo il “sapere con certezza”. L’uomo è destinato al dubbio finchè il suo cuore continuerà a battere.

Termina così questa dialettica Vita-Morte che per Laugier trova maggior fondamento nel dolore e nella sofferenza. Un film che disturba come pochi prima (e dopo) di lui, perchè ci spinge a riflettere e a cercare, in mezzo a tutto quel dolore, una spiegazione, un senso profondo.

Laugier consegna le chiavi per aprire l’Ultima Porta, ma ci esorta a tenerla chiusa.

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3 thoughts on “SPECIALE – BREVE RIFLESSIONE SUL FINALE DI “MARTYRS” di Pascal Laugier (2008)

  1. Concordo pienamente con Lupo: il film meritava una giusta recensione, che rendesse merito al pensiero dietro l’orrore, al disagio folosofico che l’epifania del nulla cosmico si abbatte sopra ogni speranza… questo è veramente “no mercy”, non il patimento fisico (o visivo per il dolore altrui).
    Sei stato splendido, lo sei spesso, ma queasta volta anche più di altre.

  2. Ho visto questo film tre volte. Mi resta in mente e continuo a trovare significati. Le tue considerazioni sul finale sono appropriate. La prima volta che lo vidi al cinema mi lascio’ di stucco. E’ un film che richiede tempo.

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