MAD MAX: FURY ROAD di George Miller (2015)

Dopo ben 30 anni di assenza dagli schermi cinematografici, il guerriero della strada Mad Max, che lanciò Mel Gibson nell’olimpo di Hollywood, ritorna in sala grazie alla maestria e al genio visionario del veterano George Miller, autofinanziatosi (a dispetto dei grossi travagli di produzione) con grande avversione verso gli eccessi di CGI.

Ed è un ritorno col botto. Davvero.

Un critico americano ha scritto che “in un mondo migliore, ci ritroveremmo a parlare di come Miller meriti un Oscar come Miglior Regista”. L’unico aspetto che mi permetto di obiettare è se effettivamente basti un Oscar per premiare un grande regista (è un trofeo ormai assai svalutato e inflazionato, inoltre maestri come Kubrick o Lynch non ne hanno mai vinto uno quindi fate 2+2). Tutto questo per dire che, parlando ad un livello strettamente tecnico-registico, una meraviglia del genere non vedeva il buio di una sala cinematografica dal “Gravity” di Cuarón. Ciò che Miller ci propone non è un semplice car-chasing lungo quasi due ore, come molti probabilmente lo criticheranno, bensì ci regala una sequela continua e senza freni di virtuosismi registici che non possono fare a meno di suscitare, nello spettatore che sa apprezzare la vera tecnica, un continuum di brividi a fior di pelle che non si esauriscono neanche al giungere dei titoli di coda. Non mi sorprende che le ovazioni a Cannes si siano sprecate, paradossalmente più per “Fury Road” (mostrato in apertura, fuori concorso) che per gli altri film arrivati fino ad ora sulla Croisette per concorrere alla Palma d’Oro. Il dinamismo della regia, forte dei piani sequenza e della quasi totale assenza di CGI (che rende il tutto squisitamente realistico), unito ad una violenza e ad una follia volutamente eccessivi (il chitarrista mutante con la chitarra lanciafiamme è antologico) rendono “Fury Road” non solo il miglior capitolo di una saga dimenticata da tre decadi (sembra quasi paradossale a dirsi), ma anche la prima vera avanguardia per il cinema d’avventura del nuovo millennio: i rimandi al cinema anni ’80 sono numerosi, dallo Spielberg di “Duel” e “Indiana Jones” allo stesso autocitazionismo che Miller opera nei confronti della sua vecchia (solo di età) creatura, ma sono riletti e filtrati attraverso il genio visionario del regista che rende il tutto incredibilmente moderno. Basta guardare anche solo la cromatura forte e sgargiante, in contrasto con la classica visione della distopia d’avventura tetra e uggiosa. Qualcuno potrebbe facilmente avanzare l’assenza di sceneggiatura: è verissimo, ma l’intenzione di Miller è di lavorare per sottrazione, facendo parlare gli sguardi dei protagonisti (trovata eccellentemente supportata da un cast azzeccato al massimo). Più che narrare una storia, qui l’importante è come essa viene narrata. E nel mondo di Max e Furiosa, in cui sopravvivere diventa un bisogno biologico necessario, lo spazio per le parole, come anche per la compassione e la speranza, è davvero ristretto.

A questo punto, dopo aver lodato l’operato di Miller e della sua squadra tecnica di prim’ordine, non mi resta che parlare della figura iconica del vero protagonista: Charlize Theron. Se Mad Max da il nome al titolo (e Tom Hardy non manca di rappresentarlo in maniera eccellente, tanto da non far rimpiangere Gibson), è chiaro e lampante quanto la Furiosa della Theron rubi la scena a tutto e a tutti troppo spesso. Se “Fury Road” è stato definito un film femminista, il merito è del personaggio di Furiosa, la prima vera Ripley del nuovo secolo. La Theron non parla quasi mai, ma basta un suo sguardo per dire quello che neanche mille dialoghi riuscirebbero a rendere con giustizia. Con una fisicità selvaggia e indomita, Furiosa emancipa la figura femminile in maniera radicale, ponendo un altro fondamentale tassello verso la fine (speriamo) della misoginia a Hollywood. Il “ti ricordi di me?” finale concorre a pieno con il “io non sono uomo!” della Eowyn del Signore degli Anelli. Inutile dire quanto anche mutilata, pelata, tumefatta e sporca di olio di motore, la Theron superi in bellezza quelle 5 Spose che il personaggio di Furiosa cerca così ardentemente di proteggere (per redenzione).

Che altro dire? Spero che “Fury Road” ottenga tutti i riconoscimenti che gli si devono (e sono tanti) e che raccolga tutto il successo possibile. Non so se augurare a Miller di riuscire a girare un altro sequel, perché vedere un grande regista venire inghiottito dalla macchina economica di Hollywood sarebbe davvero un peccato.

Caro George puoi stare tranquillo, hai fatto veramente molto. Hai creato una simbiosi perfetta e difficilmente ripetibile tra il cinema d’autore e il cinema d’intrattenimento. E noi te ne siamo enormemente riconoscenti.

IN CONCLUSIONE: Miller risolleva una saga quasi dimenticata da 30 anni e ne compone l’apogeo, il punto più alto. Comparto tecnico maestoso, sequenze iperboliche paradossalmente realistiche, ritmo al cardiopalmo, colonna sonora e scenografie bellissime. Scene d’azione indimenticabili per l’avanguardia d’avventura del nuovo millennio, con un Hardy iper-credibile e una Theron superba che ci ricorda quanto una grande attrice possa riuscire a trasmettere con gli occhi e il corpo piuttosto che con inutili parole.

Voto 9/10

di Gianluca Rinaldi

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12 thoughts on “MAD MAX: FURY ROAD di George Miller (2015)

  1. Tra la tua recensione e quella di PizzaDog, avete detto in due tutto quello che si poteva dire su questo film straordinario, oltre tutto tui hai anche recensito pochissimo fa la vecchia trilogia, quindi il discorso è chiuso!
    Che dire di più? Nulla, se non condividere il piacere di un’aspettativa che si aveva il terrore potesse deludere, perchè erano passati 30 anni dal precedente capitolo della saga (e già “Beyond Thunderdome” era leggermente in calando sul tenore di violenza ed adrenalina pura dei primi due capitoli, più poveri economicamente ma più belli) ed inoltre Miller in queste tre decadi, con l’eccezione dell’anomalo “Lorenzo’s Oil”, tra la’ltrop a solo un anno di dfistanza dall’ultimo Mad Max, non aveva praticamente fatto nulla (vogliamo davvero parlare del maiale Babe o dei due Happy Feet? No, dai…) ed invece sorpresona!
    Bellissimo film, bellissima recensione, palesemente scritta in modo ispirato dalla goduria del film.
    Una delle migliori non solo su WordPress

  2. Come hai detto tu anche io penso che un Oscar [o un qualsiasi altro premio] non possa rendere onore al Genio con la G maisucola di Miller ne tanto meno al suo film. Al di là della validità del premio [discutibilissimo appunto] non si può parlare di “Miglio Film”, “Miglior Regia” o Miglior Attore” perché FURY ROAD non è “migliore”, è DIVERSO! Questa è una generazione che ha visto di tutto e di più al cinema eppure Miller è riuscito a creare, anzi a RIcreare, qualcosa di totalmente nuovo e fresco pur restando fedele al vecchio metodo di lavoro!
    Bellissimo il discorso su Furiosa e sulla figura femminile, altro tema caldo degli ultimi anni con cui Miller esce vincitore!
    Ottima recensione 🙂

  3. Che voglia che ho di vederlo. Dei film al momento al cinema, se escludiamo Age Of Ultron, ho visto “Calvario” (che ti consiglio e di cui scriverò a breve sul mio blog)…

  4. Wow! Che recensione che hai scritto. Se prima ero solo curioso di vederlo, adesso ne ho proprio voglia. Spero di poterlo fare il prima possibile. Inoltre devo recuperare anche la vecchia trilogia che non ho mai visto.

  5. Pingback: ANTEPRIMA ASSOLUTA – DARK PLACES di Gilles Paquet-Brenner (2015) | PianetaCinema

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