OLDBOY di Park Chan-Wook (2003)

Sorridi e il mondo sorriderà con te.
Piangi e piangerai da solo.

Avete presente quei thriller-finto-noir americani, boriosi e noiosi, in cui capisci il colpo di scena finale già dalla locandina fuori dal cinema?
Beh, Oldboy è completamente l’inverso.
Perché?
1) Non è americano
2) È probabilmente il miglior thriller-noir degli ultimi 20-30 anni
3) Ha un twist finale talmente scioccante, inaspettato, sorprendente, assurdo, crudele e perverso che in confronto “I Soliti Sospetti” ricorda l’edizione speciale della Prova Del Cuoco con Antonella Clerici che gioca a fare l’investigatrice culinaria obesa.

Credo di aver reso l’idea.

L’intreccio superficiale di per se non è complesso: un uomo viene strappato, senza apparente motivo, dalla moglie e dalla figlioletta e poi rinchiuso in una stanza per 15 lunghi anni.
Poi viene improvvisamente e misteriosamente liberato.
A questo punto, insieme ad una giovane ragazza di cui si infatua, inizierà la violenta caccia all uomo che gli ha rovinato l’esistenza.
Il problema non è tanto il CHI, ma il PERCHÉ…perché lasciarlo libero proprio dopo 15 anni.

Considerando che ciò che rende Oldboy un vero capolavoro sono sopratutto gli ultimi 20 minuti, non mi azzarderò a fare alcuno spoiler.
Credetemi, è per il vostro bene.
Posso solo elogiare la potenza dello script, la regia elegante ed impeccabile di Park Chan-Wook, uno dei migliori cineasti dell’epoca moderna e non solo (il piano sequenza di lotta nel corridoio è da scuola di cinema), e la straordinaria interpretazione di Choi Min-sik nel ruolo del protagonista. Approfondita alla perfezione la figura di quest’ultimo: un’antieroe a tutti gli effetti, violento e crudele almeno quanto i suoi antagonisti. Non è un caso che, alla fine, non sarà lui ad ottenere quello che vuole.

Le sfumature della vendetta si mescolando con quelle della redenzione, dipingendo la sanguinosa ricerca della verità attraverso il presente e il passato. Il potere dei ricordi e della memoria diventerà la più crudele delle punizioni.
Quando tutto sarà finito, la verità sarà talmente orribile da accettare che al nostro protagonista rimarrà un’unica scelta possibile: abbandonare la realtà per vivere nell’illusione.

Ma è davvero così?

Siamo davvero in grado di credere a ciò che vediamo, dopo aver ascoltato una storia così terribile? È mai possibile trovare altro nella vita per cui provare gioia, dopo le scioccanti rivelazioni?

Realtà ed illusione. Due facce della stessa medaglia i cui contorni sfumano e perdono di significato di fronte alla tragedia dell’uomo comune, destinato in eterno a scontare le proprie le pene e i propri peccati.

Sorridi e il mondo sorriderà con te.
Piangi e piangerai da solo.

Ed è proprio con un sorriso che si chiude questa epopea di vendetta.

Un sorriso carico di dolore.

IN CONCLUSIONE: Park Chan-Wook dipinge con mano esperta e sicura un racconto di vendetta e redenzione che coinvolge e trascina inesorabilmente verso un colpo di teatro scioccante come mai. Una storia di dolore e di sangue, dove la speranza ormai non può più essere presente. Passato, presente e futuro: nessun luogo è sicuro. Solo la nostra mente, dove il tempo non esiste e le cose sono come noi vogliamo che siano.
Capolavoro.

Voto 9/10

di Gianluca Rinaldi

Annunci

10 thoughts on “OLDBOY di Park Chan-Wook (2003)

  1. Veramente un film incredibile. Anche io, alla fine, restai senza parole. Un finale veramente impressionante.
    Ho visto che c’è un altro OldBoy, e se non ho capito male è il remake di questo. Sono curioso di vederlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...