ANTEPRIMA ASSOLUTA – THE BABADOOK di Jennifer Kent (2014)

Iniziata nel lontano 1920 con “Il Gabinetto Del Dr. Caligari” di Robert Wiene, la prima era del cinema d’orrore termina nel 1980 per mano di Stanley Kubrick e del suo “Shining”, senza ombra di dubbio il miglior film horror della storia del cinema. Con questo immenso connubio di regia, recitazione e terrore, Kubrick segnò il confine tra tutto quello che era stato realizzato in precedenza e tutto quello che di li a poco si sarebbe tentato di produrre.
Per farla breve, Shining è diventato il punto di arrivo della prima era del cinema di paura e, allo stesso tempo, il punto di partenza per la seconda.
Un modello da cui trarre ispirazione.
Una pietra miliare per il suo genere.

34 anni dopo, la storia si ripete.

Passato in più di 10 festival mondiali vincendo TUTTO quello che si poteva vincere e ottenendo un 96% di recensioni positive su RottenTomatoes, “The Babadook” è un vero trionfo.
L’esordiente Jennifer Kent non è Stanley Kubrick ma riesce, con un budget ridicolo, a cavarsela egregiamente dirigendo un capolavoro folle, disturbante, tenebroso e, cosa più importante, pauroso come veramente pochi prima di esso (parla uno difficilmente impressionabile).
Una summa capace di raccogliere il meglio degli ultimi tre decenni di horror, rimescolandolo e riportandolo sotto una nuova e originale luce. Definirlo citazionistico sarebbe pedante, io direi piuttosto che è felicemente celebrativo.
Per fare una proporzione, The Babadook sta all’horror come “The Raid: Berandal” sta all’action.
E ho detto tutto.

Si ma allora di cosa parla? La trama di base è semplice, i contenuti un po’ meno: dopo aver perso il marito in un terribile incidente d’auto, la vita di Amelia inizia a discendere in un baratro senza fondo. La donna non riesce a superare il lutto, è affetta da insonnia e per di più stressata a causa del bizzarri comportamenti del figlioletto. Quando quest’ultimo si fa suggestionare da un libro, “Mister Babadook”, Amelia inizia ad avvertire la presenza del mostro raffigurato in quelle terrificanti pagine.

Sostenuto da una atmosfera perfetta e da una regia eccezionale (seppur al suo esordio, la Kent già fa intravedere uno stile abbastanza personale), il film vanta una delle migliori performance femminili degli ultimi anni, che nulla ha da invidiare alla Blanchette di “Blue Jasmine” per fare un esempio recente. Praticamente sconosciuta al pubblico mondiale, la bionda Essie Davis interpreta un personaggio di madre terrificante: si meriterebbe l’Oscar anche solo per gli ultimi 10 minuti.
Raramente la discesa verso la follia viene dipinta così bene sul volto di un’attrice, e raramente un’attrice è capace di trasmettere allo spettatore un disturbo psicologico così progressivamente inquietante: fa quasi più paura lei che il mostro (che è comunque da antologia, anche se si vede poco).
Apparte la superba interpretazione della Davis, un’altro grande merito di Babadook è quello di aver portato alle estreme conseguenze la tendenza che gli horror hanno acquistato da qualche anno a questa parte: spogliare la trama da inutili espedienti sanguinosi e gratuitamente violenti per concentrarsi sulla paura vera, quella psicologica. Qui il meccanismo di spavento è ridotto all’essenziale: a creare terrore sono principalmente la regia, la recitazione, i silenzi, l’atmosfera e i giochi di luce ombra. Anche le apparizioni del mostro, come dicevo prima, sono sporadiche ma perfettamente efficaci: è l’attesa che nutre il terrrore.

La maggior parte dell’originalità del film, oltre allo stile della Kent, si concentra tutta nell’epilogo. Non starò a spoilerare più di tanto ma vi consiglio di analizzare la pellicola su due piani interdipendenti, entrambi giustificabili al livello interpretativo. Il primo è quello metaforico, secondo cui il mostro è nientemeno che l’archetipo della follia in cui scivola una madre in lotta contro il lato oscuro e represso di se stessa in nome dell’amore/odio per il figlio (tra l’altro il rapporto tra i due è rappresentato in maniera fantastica). Il secondo è quello soprannaturale, in cui il mostro esiste sul serio ed è intenzionato a possedere la madre per arrivare al figlio. Entrambe le dimensioni sono lecite e giustificabili nella trama, anche se è chiaro che la regista utilizzi principalmente la seconda per raccontare la prima: a questo proposito, l’epilogo nella cantina e poi nel giardino è proprio la metafora di una guerra psicologica combattuta duramente e terminata ne con una vittoria, ne con una sconfitta.
Ma con un compromesso.
È nel compromesso che si concentra tutta la genialità della storia, proprio perché stiamo parlando di un concetto assolutamente realistico. In ognuno di noi esiste uno scantinato dove si cela un mostro: il difficile è riuscire a controllarlo, reprimerlo non è sicuro la strada migliore.
Lasciarlo uscire fuori? Forse.
E se poi lo imprigioniamo di nuovo, lasciando che ogni tanto si prenda le sue soddisfazioni, a questo punto starà lì buono senza fare danni? Forse si.

O forse no.

Dipende da cosa ottiene in cambio. 

Dipende dal compromesso.

Qualunque sia la risposta, di una cosa siamo certi: la terza era dell’horror è iniziata nella migliore maniera auspicabile.

IN CONCLUSIONE: un opera di grandissimo talento che si pone come il punto d’arrivo di tutto il cinema di paura degli ultimi 30 anni e il punto di partenza per tutte le pellicole future del genere. Con una straordinaria performance della protagonsita, un’invidiabile bravura nella regia e un’atmosfera impeccabile, The Babadook non sbaglia un colpo neanche per un attimo.
90 minuti di questo e direte addio ad ore di sonno.
Senza dubbio il miglior horror mai realizzato dai tempi di “Shining”.

Voto 9/10

di Gianluca Rinaldi

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17 thoughts on “ANTEPRIMA ASSOLUTA – THE BABADOOK di Jennifer Kent (2014)

  1. L’horror non è il mio genere preferito, lo sai. Però su questo quasi quasi ci faccio un pensierino.
    Temo che però dovrà attendere parecchio prima di vederlo in italiano…

      • A scusami, pensavo non lo avessi visto. Sembra insomma che il Sundance sia diventata la nuova fucina di horror d’autore (anche It Follows lo hanno sfornato loro), fa sperare bene per il futuro di un genere stupidamente sottovalutato da molti (anche se con tutte le idiozie che si sono viste negli ultimi anni non posso biasimarli piu di tanto).

      • Figurati, non era così chiara la cosa.
        Questa la frase che più condivido: “spogliare la trama da inutili espedienti sanguinosi e gratuitamente violenti per concentrarsi sulla paura vera, quella psicologica”.
        Nel 2007 al Sundance Teeth si era portato pure a casa un premio, già all’epoca si dava spazio all’horror. Ma nulla a che vedere con questi ultimi prodotti: It Folows, Babadook…

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