I, FRANKENSTEIN di Stuart Beattie (2014)

Dopo Breaking Dawn parte 1…

Dopo Breaking Dawn parte 2…

Dopo Simona Ventura che balla Pittarosso…

Insomma, dopo la morte arriva “I, Frankenstein”, sceneggiato e diretto dal signor Stuart Beattie (qualcuno lo conosce?), meritevole di aver conferito al film (se così lo vogliamo chiamare, io preferisco “coso”) quel look da episodio di “Buffy” andato a male che ci fa apprezzare fino in fondo i 65 milioni di dollari spesi per realizzarlo.

Per evitare un elenco interminabile di difetti, e passare subito all’analisi dettagliata del suddetto “coso”, facciamo un rapido elenco dei pregi: nessuno.

I primi 2 minuti del film ripassano in maniera molto rapida la storia dello scienziato Victor Frankenstein e della sua creatura mostruosa. Poi quest’ultima uccide la moglie di Victor e Victor stesso. Mentre è intento a seppellirlo arrivano i Demoni. Tra calci, pugni, botte e un salto temporale di 200 anni, scopriamo che il mondo è teatro di una segretissima guerra millenaria tra questi Demoni e la fazione che si contrappone loro: i Gargoyle.
Si avete capito bene: i buoni in questo “coso” sono le statue gotiche più celebri del mondo. O meglio, sono guerrieri conciati alla Prince Of Persia che si tramutano in statue combattenti all’occorrenza. E il loro quartier generale è, indovinate un po’? Notre-Dame De Paris!

Già da questo punto in poi ci si augura che l’Isis intervenga “epurando” la situazione. Purtroppo nessuno risponderà alle vostre richieste di aiuto, neanche dei poveri kamikaze in crisi mistica.

Il racconto prosegue tra dialoghi belli e impossibili come Gabriel Garko (sarcasmo time) e battaglie lunghissime e iperboliche (fanno pena) che si tengono a cielo aperto, nel pieno centro di Parigi.
Non se ne accorge nessuno.
Demoni che esplodono, Gargoyle che urlano, tetti che crollano…e nessuno nota nulla.
Beattie caro, prendi in giro lo spettatore o te stesso?

Per non parlare poi del protagonista: voglio veramente sapere quanto hanno pagato un attore come Aaron Eckhart per spingerlo a ridicolizzare se stesso fino a questi livelli (speriamo non abbia richiesto una percentuale sugli incassi, il “coso” ha fatto flop). Lui è bravo a recitare, ma il suo Frankenstein è….insomma sarebbe più credibile una capra in una sfilata di Vogue.
La creatura, chiamata qui Adam dalla purissima regina dei Gargoyle (interpretata dalla stessa che fa Eowyn nel Signore Degli Anelli), è storicamente celebre per la sua mostruosità e per il suo aspetto orribile. In questo “coso” ha gli occhi azzurri, è mezzo biondo e ha un fisico invidiabile con tanto di addominali in bella vista. E per di più combatte in jeans e felpa col cappuccio.

Mary Shelley guarda dall’Aldilà piangendo lacrime di sangue.

Concludo dicendo che, come tentativo mascherato di reebotare la saga di Underworld (più o meno stessa trama, stesso cast, stessi produttori) è fallito in pieno.
E pensare che Underworld senza la presenza di Kate Beckinsale non sarebbe neanche degno di nota…

A mi ero scordato, il “coso” si prende sul serio. Parecchio anche.
D’altronde sono dei guerrieri che si trasformano in Gargoyle che combattono Demoni fatti malissimo che danno la caccia a macho-macho-Frank.
Perché non prendersi sul serio?

IN CONCLUSIONE: 90 minuti all’insegna dell’assurdo, del patetico e del ridicolo. Talmente fatto male su tutti i livelli che mi meraviglierei se qualcuno offrisse ancora del lavoro ad Aaron Eckhart prima di un paio di anni. Forse tre.
Improponibile.

Voto 2/10

di Gianluca Rinaldi

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